LA RAGAZZA E L’AIRONE D’ARAZZO
10 Ottobre 2026 / scegli la tua storia
Ella camminava serale nelle strade come in una navata.
I suoi occhi addolciti erano stanchi e fissi, in un’apparente assenza si posavano per le vie che viveva dentro,
in una devota velocità senza pesi.
Portò senza sforzo quel vaso da parte a parte della cittadella. E così, superata la fontana, la camminata iniziò a sbrodolare, le sue mani a coppa iniziarono a sciogliersi.
Il suo sguardo colò con le mani: uno yogurt di lacrime e ulteriore assenza, tra la voglia di andare avanti e
la tentazione di fermarsi, di tornare a sei mesi prima e rispondere: dai, su forza, saltiamo!
Ella era così innamorata dell’Amore che avrebbe fatto di tutto per riempirsi di ogni coppa, ogni anfora che la vita le avrebbe proposto sul suo cammino.
Avrebbe davvero lasciato quel vaso dall'altra parte delle mura per poi tornare a letto e sognare.
Quella stessa notte, il vento sfogliò le pagine e chiuse tutti i libri, qualsiasi storia e racconto aperto, qualsiasi nuvola non ancora pregna del temporale denso in vista.
Tra rombi di tuono e il bagliore dei fulmini, il cielo sembrava mostrare la televisione degli antichi Dèi in turbamento. I sogni le si aggrapparono alle tre del mattino sull'arazzo che aveva sopra il letto.
Il tessuto prese vita e lasciò uscire dalle sue fibre l'airone disegnato sopra: un battito di piumaggio come uno squarcio nel dormiveglia.
Lui gracida suadente per non svegliarla, ma immobile a guardarla le risucchiò ogni sua domanda scialba.
La trasparenza è una tenda appesa al sole che apprezza e aderisce al sapere ultimo
le disse il pennuto cenerino, al concludersi dell’alba.
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Quella mattina mi risveglio affaticata, con gli occhi quasi doloranti e le mani intorpidite, come se avessi stretto troppo forte qualcosa.
Ho la sensazione di non aver mai visto il mondo prima di quel momento, di aver trattenuto nei palmi troppe credenze per anni.
Dopo un giro di perlustrazione nel resto del mio umore, guardo sopra di me l’arazzo carnoso che mi coccola l’anima ad ogni caduta nel sonno così come ogni risveglio.
Il mio airone lassù dice che è lì per ricordarmi di fare come lui e andare dritta come un fuso.
Il suo volo è morbido, la voce e i suoi cambi sono collinari, ha pochi picchi se non quando si allarma perché qualcosa è fuori posto e non se lo aspetta.
Il mio airone è anche intenso e trasformante, la sua voce può plasmare la materia, e d’incanto far vibrare al contrario.
Quando guardo l’airone negli occhi è lui che, in ogni momento, mi dice: dai, su forza, salta ancora!
Mi chiude la gola e me la tira vicino al petto per non farmi controbattere e perdere nelle solite reazioni.
L’airone vola guardando dall’alto il mio corpo
e il letto da cui sto per saltare.