CLORO, III° VORTICE
2026
La conoscenza è un mare alto che puoi ammirare nel cielo solo se ti sdrai a terra; quando la ciotola è piena il cielo si versa altrove.
CLORO, III° Vortice
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a performance by Ortensia Sayre Macioci
April 2026
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conception by Ortensia Sayre Macioci
stage assistant Eleonora Cimarelli
stage costumes Maria Alessandra Giuri
scenographic installation Marco Curatolo
light designer Paolo Macioci
camera and editing Lorenzo Merico
location Spazio Recherche, Roma (RM)
POWERED BY SAYRE
CLORO, III° Vortice è il terzo flusso performativo del progetto VORTICE.
CLORO è una quotidianità che vuole trascendersi,
dove l’essere umano non si basta più perché mosso da una spinta primordiale: l’atavica ricerca di un senso.
CLORO è un continuo tentativo di contatto con il sacro, con la fonte della conoscenza; sapendo che ogni accesso implica un ritorno e che ciò che resta è un pezzo di un disegno più grande.
Una ricerca di salvezza che trabocca, si dissolve e riapre il ciclo: a volte con più smania, altre con più quiete.
Così la domanda è: “Verso dove vado?”
Non mangio ostia a colazione, eppure di notte mentre scrivo sono illuminata da una grande croce:
è la mia abat jour elettronica
e io non so come ben gestire questa storia di cercare
un senso per tutto.
C’è chi nel tempo non ha mai capito,
chi accoglie il fluttuare.
Chi tenta e torna perché non sa cosa aspettarsi.
Chi tenta e torna perché sa cosa aspettarsi.
“Quando la ciotola è piena, il cielo si versa altrove”
Forse è solo ciò che torna purificato dopo mille tentativi
ha memoria e valore di Conoscenza
(come l’Agape oltre ogni termine di vita o morte)
Scrivo e riscrivo.
Forse amo le croci ma non voglio essere Cristo.
Loro mi chiamano Santa ma rinnego di venire da Siena.
Cristo, non voglio essere Cristo.
Non credo che abbia mai voluto essere imitato;
ma cercato, sì.
SULLA MIA ESPERIENZA DI CLORO
Si scioglie solo ciò che è pronto
PROLOGO: La Santa a me
Questa mattina l’aria è fresca: pulisce e rilascia.
Tu hai la mente altrove, il corpo è solido in pietra, mentre la mano piuma bianca dà frutti sul foglio.
Mentre scrivi cosa ricerchi?
Dopo ogni respiro che va a vuoto, cos’è che ricerchi così forsennatamente?
Cosa ricerchi, come timbri, dove vai, quando torni? Lo sai che mentre hai la mente dillà sul foglio, qui tutto sale?
E intanto sei pronta e pulita a farti salvare, io lo so. Dall’alto o chissà da chi altro. Così, l’aria è giusta e tu non attendi altro che risvegliare.
“Troppi pagliai e quasi alcun ago!” - questo urla l’uomo povero - “Siamo più sudici dei medievali, più pudici dei maiali!”
Urla troppo spesso verità che non conosce, pover’uomo, mentre tu fissi il bianco piatto.
PRIMO: Io al Divino Alto
Potrei passare tutta la vita senza sapere cosa sto cercando, e andrebbe bene, dico davvero; non chiedo vendetta, solo un verdetto. Cerco il tuo nome, la tua forma, il tuo volto, la tua voce, il tuo significato. Ma com’è che si trova?! Provo ovunque, lo ripeto e ci riprovo. Cerco cerco certo, e sai perché ti cerco ovunque? Perché se ti trovo, quando ti trovo, ti trovo a sprazzi, a pezzetti frammenti; mentre io vorrei trovarti per interno, non per tramonti. O forse non si cerca un bel niente, perché quello che si trova poi è una nuova ricerca. Dolore e ripresa, dolore e ripresa. Ci sono. Oppure no. E torno al: potrei passare tutta la vita senza sapere cosa sto cercando, e andrebbe bene, dico davvero.
SECONDO: La Santa nuovamente a me
Quindi che ago stai cercando, tu che conosci la tua verità?
La paura e l’arroganza alternate? Come a rispondergli:“Apriti come un ostrica al suo servizio!
Tutto deve essere così, piano piano piano, ma appena si apre, c’è la perla - signori, un ottimo inizio!”
Ed ecco che, con queste parole su carta, il piano viene stabilito, la pergamena attivata dal Dio, dalla tua mano pulita (e il tutto mentre hai la mente altrove e il corpo in pietra).
Ed ecco la mia sentenza figlia: Ridare alla Terra ciò che è delle Terra e al Cielo ciò che è del Cielo. Questo il tuo volere.
TERZO: Io a me stessa
Mi porto dove posso, salgo di metri con la testa alta a colui che ricerco e lontana da me, quella piccola in preda ai panici.
Mi dicevano che non sarei mai cresciuta abbastanza da saperlo: fisicamente rimango ragazza, un po' bambina un po' bambola.
Alla fine non è da tutti essere grandi con un corpo da Grandi. Tuttavia qualsiasi corpo io abbia sono qui. Qualsiasi piuma di pennuto utilizzi per scrivere, la scrittura è sempre quella, segni su bianchi piatti. Chiari. Questo è.
Metto la mano su quel fuoco e con certezza sostengo: “Rialzati subito. Vai oltre. Continua. Cammina. Salvati dalle guerre interne, ogni volta che puoi. Il tempo non aspetta. E più passa, più la Vita si allunga. Strano vero?!”
QUARTO: La Santa nuovamente a me
Anche dopo anni, il tuo fuoco non si spegnerà. Anche dopo anni, senza che tu ne abbia coscienza, un vento girerà e per puro caso rianimerà. E si chiamerà per nome. Ma che sia caso o non caso, tutto sarà nuovamente caldo. Vedi figlia, la questione non è quando, la questione è che tutto è e lo è sempre. Puoi dimenticare, puoi scordare, ma le mie mani saranno sempre mie, come le piume e il calamaio, e per sempre plasmeranno il fuoco, fiamma perenne di qualcosa che sempre è, e sempre sarà. Rianima. Vibra. Concima il tuo spazio sacro, e arriverai al successo. Spirito immortale.
Quando apri il Tempo
Rallenta la giostra
Perché figlia:
Si scioglie sempre ciò che è pronto
SCRIVONO DI CLORO
Marina Petrillo
VORTICI IN TRILOGIA
In trilogia, torna il ciclo performativo di Ortensia Sayre Macioci, ricercatrice spirituale, performer, seguace della poesia oracolare di Bilo Canella, sperimentatrice di discipline ermetiche e sapienziali.
Un’oasi edenica contraddistingue il Primo Vortice - Cura - spazio in cui, eterea, muove passi la Creatura Prima. Lì si riconosce viva, desta. Venuta al mondo, qual riverbero platonico delle idee.
L’incarnazione abita i suoi luoghi: ardimentosa, nel sacco di iuta che la imprigiona, seme stellare posto tra cielo e terra, Ortensia, dopo moto convulso, fuoriesce dal baccello terrestre. Maieutica transitiva al vagito dell’Essere - Pelle - Secondo Vortice, resezione del cordone ombelicale - I° e II° chakra - destarsi al creato dopo fugace appartenenza al calco primigenio.
È sacro ingaggio del Tempo in florilegio. Sensazioni tattili; gusto olfattivo che trasuda l’agrumare del frutto (limone) da assaporare integro, con la simbolica scorza che lo contiene.
Il vortice è moto rotatorio, d’acqua, d’aria, vento e terra: gli elementi si intersecano e dominano gli spazi. L’alto, il basso, diluiscono in circolarità estesa a dominio di ciò che - solo - può essere appreso ed espresso attraverso l’indicare col dito, stupore del gesto intrinseco all’età infantile.
Se l’anima incarnata declina movimenti, incessanti al moto degli astri, il Terzo Vortice - Cloro- ne dissimula la grazia in gesto creativo.
“Quando la ciotola è piena, il cielo si versa altrove”. Il sapore misterico della frase enunciata da Sayre Macioci aleggia, in questo quadro terzo, come trittico medievale: ella incede, sacerdotessa evocata da grido interiore. Rapita nello sguardo, dipinge un segno, sigillo su muro della memoria; ne contempla il segreto ideogramma. Si sottrae la visione all’acuirsi del mistero, arcano sigillo. Lieve, una piuma segue linee immaginative, scrittura automatica di ciò che non pronunciato, scolora in silenzio ineffabile. Ossimoro esposto al clamore di cosmi perimetrali ove la partenogenesi della Parola, rende esplicita la Gravida, fecondazione di sillabe luminose, congiunte alla fonte.
Tali passaggi, transustanziazioni gestuali, rendono liturgico ogni atto.
La performer ne diviene matrice potente, medium in stato di coscienza alterato da dionisiaco sostrato.
Appare mendace ogni contesto, poiché la Torre alchemica determina il suo prodotto, non in questa dimensione, bensì nell’altrove che la rarefazione del pensiero consacra.
Nel riferimento alla Legge del Tre, a Gurdijeff, onorando varie scuole esoteriche e, non ultimo, a suggestione del testo della episcopa, mistica, Cynthia Bourgeault “La Santa Trinità e la Legge del Tre”, l’orfismo mimico digrada verso un ultimo tratto, quarta realizzazione in altra dimensione di cui si sconosce la visibilità, sostanza ipotetica attuativa.
È lieve, misterioso, ciò che resta sospeso. Incede in danza Ortensia, cammino antico dato dalla Mater a discipline di cui emergono lacerti, frammenti iniziatici.
Creatura rara colei che rammenta, poiché posta a glifo di forze invisibili. Magia ancestrale smarrita nel declino di epoca cara alla nemesi collettiva.