LA BELLA DI RESINA E AMIANTO
18 Gennaio 2026 / Luna Nuova pregna
Avvicinai l’orecchio dopo aver dato una mandata. Mi mortificò averlo fatto e quella mossa nascosta fu l’automatica soluzione ai miei sensi di colpa. Non mi ero mai fatta intimidire da una donna prima d’ora, e quella fu così intensa da essere quasi ispirante. Credo fu perché mi ha ricordato cosa ho scelto di non essere.
Questa cosa delle scelte inizia a infastidirmi parecchio che sembra non abbia più importanza nulla; e la voglia di mangiarmi le unghie continua.
Il confronto è una scelta e a me le scelte non piacciono più. Che sia la scelta di chi essere o cosa cambiare. Mi vedrei con quell’eleganza e quella irriverenza, ma la scelta mi fa attrito. Eppure quando ci penso, tengo sempre lo sguardo basso… perché? La mediocrità è figlia di operai, mentre la grandezza dell’arte.
“Devi attendere fino all’ultimo atto, fino all’ultimo titolo di coda, prima di sviluppare un giudizio su qualcosa. Un quadro, una persona, un’amore, un’avventura. Ricorda: tutto è bianco, anche se non lo sai.”
E io non so cosa abbia voluto dire.
Come non so… come si faccia a non dare importanza a ciò che dicono di te le persone.
Con cosa ti misuri poi? Con la fedeltà fratta di essere umano che ad ogni pennellata si spaventa? Con le voci nella testa, i tuoi condomini interiori? Dargli quel potere, a chi è al di là, è il minimo che si possa fare per comprendere qualcosa di noi stessi. Non la capisco, quella donna mi sfoca, ma sì, il potere ce l’ha. Mi dispiace, tela bianca, ma non fa per me. Sì. Ho il timore di non scoprire tutte le mie ricchezze interiori, perché non è possibile viaggiare e vedere il mondo tutto. Temo il rifiuto di uomini donne situazioni e api, e se dovesse capitare so glaciale bene, è un mio talento. Ho paura del freddo perché non potrei rilasciare i miei profumi. Ho paura delle convenzioni e di farmi vincolare dalle convenzioni. Dipingo a modo mio e verrò liberata post mortem perché la critica mi mette sul rogo.
E se non appicco io il fuoco, non vedo chi debba farlo; lo faccio ogni giorno per dire ora qualcosa al mondo, perché sprigiono odori solo sul filo tra serenità e depressione - sebbene fino all’ultimo, prometto, non mi giudicherò.
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Mi chiamo la Bella di Resina e Amianto e rilascio aromi solo dopo aver sbattuto le porte.
Sono colei che attende il sole tramontare in ginocchio, sulla strada fatta a ciottoli.
Sono colei che lo fa tornare a splendere da dietro le nubi, un attimo prima che scavalli il NUN, l’orizzonte della coscienza.
Sono colei che si siede velata sopra i teschi per ricordare di quanta vita rimane viva.
Sono colei che vede le ragnatele volare sul fondo del monte scuro, nell’unica stagione in cui questo accade.
Alchemizza Professa Mondana!
Questo urlarono di me, in preda ai vizi e a quei monumenti granitici che vestono sempre uguale…
Così ella, la Bella, morsa dalle fauci delle cattiverie, alla fine di un lungo rimpianto che divampa decisione, disse:
Cos'è questo petto, questa gola, che deve rimanere così pura così pura da esserlo in ogni momento, come un po' nuda ma dalle impurità che non appartengono a me, o non appartengono più a me. Ecco, è da lì che nasce il fastidio della sabbia bagnata tutta addosso, dalle cuciture che lasciano intravedere troppo, dai barili imbalsamati che non hanno né chiesto il permesso né il malanno per essere trasportati in verticale. Io non ho perdono per me stessa quando mi sporco, tanto quanto amo sporcarmi, irriverente, eretica libera anarchica, sapiente, devota, complessa, testarda codarda.
Come sempre, come tutto amo e odio essere un angelo caduto, essere di marmo e sì perché no, anche di fuoco nella stessa miccia! Io so tante cose, così come non ne so la maggior parte. Bramo di essere me, mi vorrei rapire accalappiare vivisezionare per dire, forse un giorno, ecco ero così! Ma poi? Ma poi che vita riprendere, che dolcezza godersi sotto le lenzuola?! Quale destino scegliere, da chi scappare, di nuovo, da chi tornare, di nuovo. Ho profondo rispetto per tutto quel passato appreso che ora non lo voglio imbalsamato sulla mia parete! Mi bastano le mie parti e le mie barche a contare le lucciole la notte. Lo spazio è buio sotto le cascate, e a volte è richiesto tanto tempo lì sotto da passare. E io intanto dentro mi macino di parole sotto i tetti (e sotto quei letti). Lo amo e mi amo: uno specchio non risuona mai con ciò che è sotto il cappello, ma con chi lo porta. Io ho un passato di mestruazioni d'ottone che pregano sotto il bottone se la finestra si apre e passa l'aria, e non mi chiedo più cosa succede alla mia purezza alla mia esposizione. Dove va alla fine la resina d'amianto che lascia ed espone, e abbandona l'opera, agli altri, alle intemperie? Dove va? Io non lo so, ma so che non abbandonerò mai più me stessa perché non sono da spostare, perché non sono nemmeno da amare alla rinfusa, ma sono da prendere al volo dalla torre, sono da espandere, da non perdere le ali.
Perché ovunque vada, mai, non si allontana mai da alcuna luce.