LADDOVE SI NASCE DUE VOLTE
26 Ottobre 2025 / Tra la Grande Madre e l’Ade
Ai figli unici viene insegnato senza parole che possono contare solo su loro stessi. Anche a coloro che lo diventano dopo, figli unici.
Gli viene dato il diritto di poter fare da soli, ma loro cresceranno sentendo il dovere di fare per due.
Un due che, prima o tardi, arriverà.
.
Tutti sanno che d’estate le giornate si allungano e d’inverno sono più rinsecchite e malconce, eppure, presi da un’ebrezza che sa di innamoramento, non ci accorgiamo che troppo presto i lunghi soli tendono a ritirarsi verso una fine sempre più breve. Ma prima che questo accada, nel tempo tra i solstizi, c’è un giorno che non ha tempo. Senza tramonto o alba.
Non ha importanza che tu abbia gli occhi aperti o chiusi quel giorno; non ha importanza che tu sappia già dove andare: tutto sarà chiaro ugualmente come carezze che insistono.
Come il fiore della vita, composto, tra mille occhi.
Certo è che sfregando i miei di occhi, in una vaga speranza di risvegliare il mio genio, un pò per noia e con superficialità, non mi arrivò alcuna risposta. E la cosa non mi sorprese.
Come a dire: suvvia, mica te la caverai così facilmente! Come a dire: se chiedi, la vita non ti dà la risposta senza che tu faccia nulla: immediatamente la vita ti dice: scoprilo!
E così tutto iniziò, nel giorno dalle lancette stanche che non sanno quando è luce e quando ombra, nel brodo di una compresenza effimera tra la Grande Madre e la Grande Mietitrice.
.
Dormivo leggera sotto un’albero che frusciava sogni e immagini poco chiare ma persistenti. Tutto attorno a me era calmo, sebbene come in attesa di una tempesta. E quando il vento smise di dichiararsi, le immagini appassirono e il mio risveglio con esse. Posso dire che quella sottospecie di riposo fu una preparazione. Una volta sveglia mi ritrovai con una falena tra le dita che salutai con un inchino. La falena mi rispose facendo una cosa stranissima, mai vista prima: iniziò a vibrare e a sua volta far vibrare le mie dita. Ben presto tutta la mano divenne diapason della sua fibrillazione e dopo qualche minuto prese il volo senza alcuno sforzo.
“Osserva come nascono le cose… come iniziano a coagularsi, e avrai una mappa di come si svilupperanno” mi disse una volta un mio Maestro.
Detto così, non era male l’idea di prendere il volo dopo una shakerata mattutina.
Così, quel giorno che è sia alba che tramonto, le mie antenne si raddoppiarono e la falena si vestì di affermazioni - perché tutto può accadere in un giorno senza regole, perché non si è mai pronti abbastanza a ciò che accade; e si è pronti sempre.
Sì / Vita / Accetto / Esisto
Questo fu.
Affermazioni semplici, aspirate fuori dal cuore durante la tempesta arrivata a sconquassarmi da dentro: un parto dapprima di dolore e infine di gioia. Quella gioia che ha lacrime che sanno di calma; che sanno di un corpo senza più forze perché ha dato tutto per esistere. Una prima nascita.
Sdraiata e incredula, luccicante e assopita in uno stato tra la perdita dei sensi e la riappropriazione di un potere antico, il vento riprese a dichiararsi e si avvicinò a me una figura dai lunghissimi capelli rossi.
In alto nel cielo due grossi falchi in cerchi intrecciati; ella, senza battere ciglio:
Ho un messaggio per te.
Ascolto - dico io seguendo le geometrie nell’azzurro.
Vuoi vivere o morire?
Buio. Mondo di sotto. La Grammamare si immerge e il respiro si ferma.
Ma come, Madre…
Sono nata appena, ho detto sì, ho detto sì Vita ti accetto, mi accetto, esiste. Come fai a non vederlo? Tu che sei madre di ogni cosa, sorella e figlia di te stessa. Ho detto sì, sono con te ora, dopo tanto tempo. Non dirmi che… Sono qui, con te, no? Perché ora mi chiedi questo? Ho scelto. Ho scelto? Perché ora ti vedo scura? In un attimo hai messo un velo nero. Come si fa a domandare questo ad un neonato? Se vuole vivere o morire? Certo che vuole vivere, o sbaglio? Non è forse questa l’unica volontà di un neonato? Cosa ho sbagliato? Non sono forse abbastanza? Non sono forse chi dico di essere? Le azioni che faccio? Ciò che sono. Cosa sono? Sono solo nata, appena nata, come posso aver già, ancora una volta, ogni volta, sempre lo stesso errore, passato presente e futuro, già fallito? Come posso aver perso già il mio senso?
Già.
Ebbene, questo fu.
Dalla Grande Madre alla Grande Mietitrice. E io nel mezzo.
Quando si fronteggia la soglia che ti chiede il vaglio di dire “Sì, Vita, accetto, esisto” , ad un certo punto, si arriva ad una rotonda dove tutti si fermano. Un samsara di dubbi, tra vittimismo, autocommiserazione e confusione.
Ti dice niente la paura della morte? E la paura di fallire in vita? Di non valere? Di non meritare? Di non essere? Di non…?
E te la dico meglio, con un bel fiocco sulla cima e dei coriandoli tutto attorno: quella è la paura di essere rifiutati e abbandonati dalla vita stessa. La Grande Grande Madre Vita. Che ti dona la vita ma non un senso.
Che sia la mia versione della storia, la tua o quella del Buddha, tutti noi abbiamo questi codici incisi fin dentro il midollo. Ma se anche il Buddha ha fallito la prima volta, direi che potremmo prendercela con un poco più di calma e anche noi attendere il tempo del volo, iniziando intanto a shakerare.
Perciò dimmi, quale essere umano non ha
Paura della Morte
Paura della Vita
Paura dell’Amore
Ne citi uno e hai preso tutti.
Paura di Amare e di essere amati.
Paura della sofferenza, di vedere soffrire chi si ama.
Paura della Guerra, della distruzione.
Dei macigni sopra ogni costruzione.
Abbiamo paura quando nasciamo per via che il tutto è nuovo e calmo. La vita ulula quando si esce dalla pancia che ovatta, e così ulula la paura di tutto quel mondo addosso.
I rumori. I suoni. I colori. L’infinito. Tutto invade. L’abbondante. A volte è troppo. Troppo presto; troppo forte; a volte troppo in misura. E nel troppo, su chi conto io? Come faccio a dire Sì per la seconda volta?
Vita-Morte-Vita. La Baba Yaga chiede il mio secondo Sì.
.
L’ultima volta che sono stata lì ho scoperto di avere un fratello che da ventotto anni è un rapace.
Ma ora posso dire che mio fratello è figlio unico, e da ventotto anni ha scelto di essere me. O io di essere lui.
Facciamo che sono io quel rapace che ho provato a colmare.
Un rapace o una falena che sia.
È servito tornare a casa per accettare una vita che non è un fallimento per il solo motivo di essere un secondo tentativo.
Se il primo Sì è stato per ciò che non è nato;
il secondo Sì è stato per me. Perché non è fallimento ciò che tenta ancora. È coraggio. Volontà. Sincerità.
Spinta profonda che comprende sia tramonto che alba.