“È perché ci si espone, ogni giorno, in continuazione, nella vita, che i miracoli avvengono. Nell’Arte, nella Poesia, nella Vita.
Ex porre, Ex ponere, Porre fuori:
Metterlo in luogo deserto e lontano e ivi abbandonarlo: e così, in potenza soggetto a intemperie. Non ne hai più il controllo.
Sì, la responsabilità, ma del creatore, diventa figlio a tutti gli effetti.”
DRAGHI
1 Ottobre 2023 | Poesia
La solitudine di file si è fatta ramo,
Segue
Senza percezioni
La fisarmonica della madre
DANZA NUDA
23 Giugno 2023 | Poesia
La tiritera di un corvo
è più reale e regale
di ciò che voi
imbianchini di assenza
spifferate alle cortecce
ELLA SI TRADUSSE IN CIELO
19 Marzo 2023 | Poesia
Spengo ogni riflesso
Lo lascio scricchiolare via
Perché l’acqua fa così
Di tanto in tanto si abbraccia
POLYEIDEIA
27 Gennaio 2023 | Poesia
Per Ade e per Persefone
Domarsi è scegliere di non battere ciglio
Quando l’incantesimo sfiamma
CHENOSI
31 Luglio 2021 | Poesia
Il silenzio di questi spazi infiniti mi spaventa
Continuo ad intruppare, ad ogni assestamento, con qualcosa di plasticoso. Come se dovessi fare i conti con quello che c’è.
A VOI, IMBALSAMATORI DI EROI
24 Aprile 2024 | Poesia powered by Aarān
LEI: Tu lo sai? / Cosa hai appena fatto?
LUI: Scorticare impianti / Raschiare via le strade
LUCERTOLE
19 Marzo 2020 | Poesia
Non mi vedo a trent’anni ad assaggiare locuste da hotel, ma non vedo nemmeno come possa ignorare queste stagioni marce e insoddisfatte dell’Aria.
L’ETERNO TRADIMENTO DEL BIANCONIGLIO
Dicembre 2019 | Prosa poetica
Una volta una persona mi disse che perdendo qualcosa si fa spazio ad altro. Mi resi conto di tante cose, nel giorno del giudizio. Mi resi conto di volermi proprio tenere stretta quella voglia. Sperando di aver imboccato sia la strada, che le coperte o il mio ego in modo adeguato.
LA DONNA DALLE FALENE
Febbraio 2019 | Prosa poetica
Traversavo sempre di corsa la strada dietro casa. Passavo sotto i portici gonfiando il più possibile i polmoni, tutto per bermi l’umidità e le muffe della notte prima. Traversavo il campo abbandonato, schivavo le torri i treni e i grossi cavalli e finalmente potevo sollevare da terra i miei piedi per toccare il cielo. Chi non ha mai sperato di girare, così forte, sull’altalena da far abbassare il cielo. Andare così tanto avanti e indietro avanti indietro da tornare al punto di partenza.
ESTASI DI ATTESA
19 Agosto 2016 | Prosa poetica
Quindi verrai? Verrai anche sta sera? Io sono qui che ti aspetto, non posso fare altro, non è così? Mi annoierò. Dicono che quando ci si annoia il tempo non passa. Non ci credo: è già passata un'ora. Tutto il mondo mente alle leggi della fisica, perché ti vogliono dominare. Ed io sono qui, ad annoiarmi e modificare il tempo.
Amo sentire la mia gamba che struscia tra le pieghe delle lenzuola che scricchiolano. Sembra un pendolo che oscilla, tocca la noia e torna indietro verso il dolore.
Trovate Ortensia:
la sua meccanica è la solitudine eiaculatoria.
La sua solitudine è la meccanica
eiaculatoria.
Trovate i gesti mostruosi di Ortensia:
la sua solitudine è popolata di spettri, e gli spettri la popolano di solitudine.
E il suo amore rumina e non può uscire dalla casa.
E la sua luce vibra pertanto fra le mura, con la luce, con gli spettri, con l’amore che non esce di casa.
Con lo spettro solo dell’amore, con lo
rispecchiamento dell’amore, con il disincanto, l’incanto e la frenesia.
Cercate Ortensia:
cercate la sua vibrante umiltà che non si sa dar pace, e che non trova l’addio a nessuno, e che dice
addio sempre e a nessuno, ed a tutti solleva il cappellino estivo, col gesto inusitato della pietà.
Trovate Ortensia che nella sua solitudine popola il mondo civile di selvaggi.
E il canto della chitarra a lei non basta più.
E il condono della chitarra a lei non basta più!
Trovate Ortensia che muore fra i lillà della vallata impietosita; impietrita.
Trovate Ortensia che muore sorridendo di tra i lillà della vallata,
trovatela che muore e sorride ed è stranamente felice, fra i lillà della vallata, della vallata
che l’ignora.
Popolata è la sua solitudine di
spettri e di fiabe, popolata è la sua gioia di strana erba e strano fiore - che non perde (mai) l’odore.
— Alda Merini
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